Schumacher … Quando un campione abiura la fede in rosso

Volente o nolente il Michelino di rosso vestito per l’eternità ce lo dovremo dimenticare, noi ferraristi romantici dovremo farcene una ragione… Schumacher ha preferito il domani sotto l’egida della stella a tre punte  all’immortalità in rosso… e dire che tutto gli e’ stato perdonato.
Ad iniziare dai peccatucci ai tempi dell’allegra gestione Briatore, al suo ostinato italiano zoppicante, finanche alla scelleratezza in pista combinata ai danni del povero Villeneuve jr (figlio del grande Gilles, la leggenda) per non parlare poi della scelta dei compagni di squadra, sempre nelle scomode vesti di cavalier serventi.
Insomma il “popolo” ha accettato di buon grado tutto a petto delle vittorie esaltanti di un talento stratosferico,inimitabile, insuperabile anche per la teutonica volontà di essere il migliore,il numero uno di tutti i tempi. L’assoluto. In rosso ha raggiunto l’Olimpo riservato ai senza tempo, entità ultraterrene che smettono di essere umane perché ormai diventate idoli, eroi, mito e leggenda. Bene, con questa mossa ardita, Schumacher ha dismesso i panni della divinità per vestire quelli “umani” (sin groppo umani) del campione, campionissimo certamente, cannibale con ancora tanta fame, ma non più e per sempre, leggendario cavaliere alla corte di Enzo Ferrari.
Michael, colui che tanto ha dato (e in egual misura ha ricevuto ) ad una scuderia ed ad un seguito umano unico al mondo ma che, a prescindere dalle future vittorie, ormai ha indissolubilmente perso.Â
All’eternità degli eroi ha preferito l’egoismo del campione.Â
Gotterdamerung herr Michael!
(Gioacchino Stancanelli, un tifoso tradito)



